Ci stupiamo di una vetrina rotta.
di Dr. Tullio Zembo
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*Editoriale di http://Litaliano.press
Ci stupiamo di una vetrina rotta.
Facciamo tre giorni di dibattito, di talk, di indignazione. Contiamo il vetro per terra.
Poi ammazzano quattro bambini di due anni in un asilo a Kampala. Chiudono il cancello e li sgozzano. Ne bruciano altri due in un dormitorio a Wakiso. Ne bombardano ottanta in un mercato in Sudan, ad Al-Dibab, mentre aspettano il pulmino per tornare a casa.
E nessuno se ne preoccupa.
Perché è lontano. È Africa. È un altro continente.
Viviamo in due mondi. Qui il dramma è una vetrina. Lì il dramma è se tuo figlio arriva a sera.
Poi ci stupiamo. Ci stupiamo perché gli africani avanzano, camminano, attraversano deserti e mare e vogliono entrare. Vogliono venire qui.
E perché non dovrebbero?
Se nel tuo villaggio un drone può cancellare il mercato dove compri il pane, se nell’asilo di tuo figlio può entrare un uomo che lo ammazza come si ammazza una mosca, tu cosa fai? Resti?
No. Cammini.
La riflessione è questa, nel mezzo tra un fatto drammatico e l’altro: non è che loro vogliono venire qui. Siamo noi che abbiamo deciso che la loro morte vale meno di un nostro vetro.
Finché la misura sarà questa, continueranno a camminare.
E avranno ragione loro.




